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INTRODUCTION TO MY geoiconographies

Geoiconographies is my visual research. For me, making geoiconographies – mostly by photography – means to describe originally a real circumscribed place (sometimes officially delimited, such as a village, a town, a region, a nation), but also an imaginary or metaphorical one.

Geography is one of the two main themes of my work – the other one is archaeology. I refer to a particular kind of geography, always deeply mediated by subjectivity and human relationships, a “soul geography”. So much so that I often upset the geographical areas I investigate, changing their bounderies and peculiarities through the power of my direct experience and feelings. I can’t distinguish and I can’t choose between Emilia and Romagna (two Italian neighbouring subregions). As well as I can’t separate Spain and Portugal, two lands I love without conditions too.

As for a single place, I like mostly its possibilities: what people can do there. What can well represents these possibilities is the colour white. It gives us space and it invites us to take notes and to design. From an artistic point of viw, white is my favourite colour.

Finally, writing is a very important aesthetic model, mostly for my digital black and white photography. That’s because of its essential and bidimensional aspect, due to its possibility of being simply a dark trace on a light surface (that can change the world actually). More generally speaking, writing and literature are points of reference that can’t be set aside. Like no one else, authors invent new world and tell us masterfully about the present ones.

 

INTRODUZIONE ALLE MIE geoiconografie  / Ita

Geoiconographies è la mia ricerca visuale. Realizzare geoiconografie – soprattutto attraverso la fotografia – significa per me introdurre in modo originale a un luogo circoscritto e reale (e talvolta ufficialmente delimitato, come un paese, una città, una regione, una nazione), ma anche a un luogo immaginario o metaforico.

La geografia è uno dei due temi principali del mio lavoro – l’altro è l’archeologia – ma si tratta sempre di una geografia profondamente mediata dalla soggettività e dalle relazioni umane, di una geografia dell’anima, a tal punto che le aree geografiche che indago ne escono spesso sconvolte, alterate nei confini e nelle peculiarità, proprio perché location, se non vero e proprio oggetto, di esperienze individuali – le mie. Non riesco a distinguere e a scegliere tra Emilia e Romagna, che per me sono una cosa sola, così come tra altre due terre che amo allo stesso modo senza condizioni, la Spagna e il Portogallo.

Di un luogo mi interessa in particolare il suo aspetto potenziale, che associo al colore bianco, il colore della possibilità, che lascia spazio e che invita all’appunto e al progetto. Da un punto di vista artistico, il bianco è il colore che mi attrae e mi ispira di più.

La scrittura è invece per me un importante modello estetico, soprattutto per la fotografia digitale in bianco e nero. Questo per il suo aspetto essenziale e bidimensionale, dal momento che può consistere anche solo di una traccia scura su una superficie chiara (in grado tuttavia di cambiare il mondo). Più in generale, la scrittura (intesa ora anche come letteratura) è per me un imprescindibile punto di riferimento. Al pari di nessun altro, gli scrittori inventano mondi e danno magistrale testimonianza di quelli esistenti.