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ARTIST STATEMENT

At the beginning of my photographic research, I investigated circumscribed geographical spaces (cities, regions, states) that were in some way connected to my life or my family, some members of which had emigrated. These spaces were part of my “geographic entourage” and including them – as my personal stories – in the artistic experience was inevitable.

I investigated places, native or acquired, dear to me by retracing their essential and characterising elements, in other words, by retracing a basic grammar to use to document the specific nature within geoiconography experiments. In Hotel Fortuna (devoted to Italy) and Page Proof (devoted to the region of Emilia-Romagna) I worked outdoors in limited portions of the populated landscape. I then chose to focus my investigation on modern findings: food and objects belonging to the shared heritage, minimal collective cultural memories in a still life. These “distilled” photographs are timeless geographic truths with a universal value to them. Such was also the case in my Handbook of a Town (devoted to Reggio Emilia, my birth town) and The Sardinian Game (on my motherland, the island of Sardinia).

Shooting still lifes made me reflect on the importance of the background (or backdrop) for a photograph and, more generally, in the history of photography. In my still lifes, the background is visible and always recognizable and attuned to the subjects (in Handbook of a Town I used items from my bridal trousseau, in The Sardinian Game, traditional Sardinian fabrics). The background is the means through which the object reconnects to the world, but without getting entrapped in an anonymous cage of light (or darkness) as it happens in advertising photography.

Everything was also a background in V Style – Style of Suggestions. Here the reference was to the luxuriously painted walls of the Roman houses in Pompeii that served as a real backdrop to family life.

Now my artistic research has steadily focused on the objects, materials and still partly on the food of the common basic heritage, which refers to the actions necessary or almost necessary to biological and social life. With them I no longer describe places but I affirm my supportive interest in everyday life and consequently the value of everyone’s life. In particular, objects have always been an interesting key to understanding societies and cultures, considering the many roles they have always played in the communities of all times. Objects have been and are: tools, merchandise, gifts, ornaments, souvenirs, talismans, exchange coins, ex-votos, fetishes, status symbols etc. I am mostly interested in the essential objects of daily life, so simple – as hypothetical social cells – that it is hard to think of collecting them (but you never can tell and in any case I turn into a kind of collector). Bringing these objects into an artistic context is a way to celebrate the essence of the human being, which goes beyond time and geographical distances.

 

ARTIST STATEMENT  / Ita

All’inizio della mia ricerca fotografica ho indagato spazi geografici circoscritti (città, regioni, paesi) legati in un qualche modo alla mia vita o alla mia famiglia, composta anche da persone emigrate. Questi spazi facevano parte del mio “entourage geografico” e al pari delle vicende personali è stato per me inevitabile coinvolgerli nell’esperienza artistica.

Ho indagato i luoghi cari – innati e acquisiti – in modo scientifico, risalendo agli elementi essenziali e caratterizzanti, a una grammatica di base con cui documentarne la specificità all’interno di sperimentali geoiconografie. E se in Hotel Fortuna (sull’Italia) e in Page Proof (sull’Emilia Romagna) ho lavorato all’aperto, su limitate porzioni del paesaggio abitato, ho poi scelto di concentrare la mia ricerca su alcune tipologie di reperti contemporanei: gli oggetti e il cibo del patrimonio comune, memorie culturali collettive minime da ritrarre in still life. Il prodotto di queste distillazioni (o colature) fotografiche sono realtà geografiche senza tempo dal valore universale, come accade in Handbook of a Town (dedicato a Reggio Emilia, mia città natale) e in The Sardinian Game (sull’isola di Sardegna, mia patria materna).

Lavorare in still life mi ha fatto riflettere sul ruolo e sull’importanza dello sfondo (o fondale) all’interno di una fotografia e più in generale nella storia della fotografia. Nei miei still life lo sfondo è visibile, spesso riconoscibile e sempre pertinente (in Handbook of a Town come sfondi ho usato elementi del mio corredo di sposa, in The Sardinian Game stoffe tradizionali sarde). Attraverso lo sfondo l’oggetto si riconnette con il mondo, senza finire imprigionato in un’anonima gabbia di luce (o di buio) come nella fotografia pubblicitaria.

Tutto era già sfondo anche in V Style – Style of Suggestions, dove il riferimento è alle pareti lussuosamente dipinte delle case pompeiane di epoca romana, veri e propri fondali domestici su cui si svolgeva l’azione familiare.

Ora la mia ricerca artistica si è stabilmente concentrata sugli oggetti, i materiali e in parte ancora sul cibo del patrimonio comune di base, cioè che fa riferimento alle azioni necessarie o pressoché necessarie alla vita biologica e sociale. Con essi non descrivo più luoghi ma affermo il mio interesse solidale per la vita di tutti i giorni e quindi il valore della vita di tutti. Gli oggetti, in particolare, sono sempre stati una chiave di lettura interessante per comprendere società e culture, visti i numerosi ruoli che essi hanno sempre ricoperto nelle comunità di ogni tempo. Gli oggetti sono stati e sono: strumenti, merce, regali, soprammobili, ricordi, souvenir, talismani, monete di scambio, ex-voto, feticci, status symbol e altro ancora. A me interessano in particolare gli oggetti essenziali del vivere quotidiano, talmente semplici – come ipotetiche cellule sociali – da venire difficilmente collezionati (ma non è detto e in ogni caso io divento una specie di collezionista). Portare questi oggetti in un contesto artistico è un modo per celebrare l’essenza dell’essere umano, che travalica i tempi e le distanze geografiche.